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Arte e Storia


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La balena del Val di Zena(7 Km)

Nell’ anno 1965, sul versante idrografico sinistro della valle del torrente Zena a pochi chilometri da Pianoro e ad est della vecchia via della Futa sono stati rinvenuti i resti di una balena fossile. La zona si trova all’ interno de cosiddetto “Baccino Intrappenninico bolognese” ai margini dell’ attuale Riserva del Contrafforte Pliocenico.
La microfauna a foraminiferi raccolta in corrispondenza delle ossa della balena permette di datare con precisione il cetaceo al Piacenziano (2 milioni di anni fa).
Nel punto dove la balenottera si spiaggiò oggi sorge una scultura (del prof Davide Rivalta) che riproduce il cetaceo nelle sue reali dimensioni (circa 9 metri di lunghezza).
Lo scheletro della balena è conservato al museo Archeologico di Bologna, insieme a numerosi altri reperti rinvenuti sul territorio, mentre una riproduzione è esposto presso il museo Civico Archeologico “Luigi Fantini” a Monterenzio.

La balena del Val di Zena

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Museo della preistoria (13,1 Km)

Il Museo della Preistoria “Luigi Donini” di San Lazzaro di Savena illustra due fra le più significative realtà del territorio: l’ambiente inteso come insieme di valori naturalistici e paesaggistici, al cui centro si situano gli affioramenti dei Gessi Bolognesi, e le testimonianze del primo popolamento umano.

Museo della preistoria

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La civiltà Villanoviana (MUV:17 km)

Villanoviano è il nome convenzionale e moderno di un’ aspetto culturale protostorico, definito sulla base delle caratteristiche dei resti materiali. Il nome deriva dalla località di Villanova, frazione del comune di Castenaso in provincia di Bologna (MUV: Museo della Civiltà Villanoviana) dove, fra il 1853 ed il 1855, Giovanni Gozzadini (1810-1887) ritrovò i resti di una necropoli, portando alla luce 193 tombe ( di cui 179 ad incinerazione e 14 ad inumazione).
Oggi questo termine continua ad essere utilizzato per indicare la cultura della prima età del ferro italiana, che caratterizza non solo la pianura padana, ma l’ italia centrale tirrenica (Toscana , alto Lazio) e alcune località della Campania e del versante adriatico centro-settentrionale (Verrucchio nel riminese e Fermo nelle marche). Un territorio vasto, dove si verifica, a partire almeno da IX secolo a.C il passaggio da un’ organizzazione per piccoli villaggi sparsi nel territorio, tipica dell’ età del bronzo, alla nascita delle grandi città come Veio, Cerveteri, Tarquinia, Velci, Chiusi e Vetulonia, ciascuna con un proprio territorio punteggiato di centri minori.
In ambito padano questo processo si concretizza con la nascita di Bologna, che diventa il punto di riferimento di un territorio che conprende tutta l’ emilia centrale e parte di quella occidentale, tra Reggio Emilia e Imola, dove si sviluppano numerosi insediamenti ad essoa collegati.

La civiltà Villanoviana

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La città etrusca di Kainua Marzabotto e il museo nazionale etrusco Pompeo Aria (20,5 Km)

Il Museo Nazionale Etrusco è intitolato alla memoria del Conte Pompeo Aria che sulle orme del padre Giuseppe organizzò il primo nucleo della collezione. Sorge sul margine dell’ampia area archeologica, interamente di proprietà dello stato. È proprio la consistenza dei resti strutturali di questa antica città a fare del sito un caso unico nel panorama dei centri abitati etruschi. A differenza di altre città etrusche -come ad esempio l’antica Felsina che dall’antichità ad oggi fu popolata senza soluzione di continuità- qui l’abbandono del sito garantì la conservazione quanto meno dell’impianto urbano nel suo disegno originale, cosa che ci consente ancora oggi di percorrere le antiche strade lungo le quali si snodano case di abitazione, aree artigianali ed edifici sacri.

-Museo nazionale etrusco Pompeo Aria

Acropoli: podio dell’edificio sacro

In assenza di notizie dagli autori greci e latini si ignora lo stesso nome di questo centro, la cui importanza emerge per altro evidente dalla ricca documentazione archeologica. Rinvenimenti di resti murari e reperti di vario tipo risalgono alla fine del XVIII secolo ma le prime scoperte significative si avranno solo alcuni decenni più tardi, in occasione dei lavori per la sistemazione a parco dell’area attorno alla villa, entrata a far parte delle proprietà della famiglia dei conti Aria nel 1831. Dal 1862 in poi si cimentarono negli scavi della città illustri archeologi dell’epoca da Gozzadini a Chierici fino a Brizio cui si deve, in particolare, la prima sistemazione in vetrine dei materiali all’interno della Villa Aria nonché la prima guida al museo e ai resti archeologici. Con l’acquisizione allo Stato dell’area archeologica nel 1933 il museo fu trasferito nell’attuale sede, nel pianoro di Misano, e l’assetto espositivo che oggi vediamo è quello del 1979, arricchito dai risultati degli scavi condotti con regolarità dagli anni cinquanta in poi.

acropoli

necropoli


Museo Civico Archeologico “Luigi Fantini” (17,2 Km)

Il Museo “Luigi Fantini” di Monterenzio documenta la storia del popolamento delle valli dell’Idice e dello Zena ed espone i materiali che, a partire dagli anni ottanta, sono stati recuperati nelle campagne di scavo dell’insediamento etrusco-celtico di Monte Bibele.
L’esposizione, che conserva la più completa raccolta di materiali celtici della regione e una delle più importanti in Italia, è arricchita dalla ricostruzione al vero dell’impalcato ligneo di una casa dell’abitato di Pianella di Monte Savino, arredata con oggetti autentici o riproduzioni che consentono di illustrare molti aspetti della vita quotidiana del villaggio. . Nel museo vengono ricostruite la storia e le vicende di questo centro e del territorio circostante. Il percorso museale si articola in un ampio atrio e in quattro sale, mentre lo spazio centrale è occupato dalla ricostruzione, a grandezza naturale, di una struttura abitativa del villaggio di Monte Bibele. Nell’atrio pannelli e foto illustrano le vicende delle scoperte archeologiche che hanno interessato il territorio e debito risalto viene dato alla figura di Luigi Fantini (1895-1978), ricercatore e speleologo bolognese, cui è dedicato il Museo. La prima sala offre una scelta dei principali reperti che testimoniano le tappe dell’antropizzazione di questo settore appenninico, dalle prime fasi della preistoria al periodo romano. L’età etrusca è documentata dai numerosi bronzetti votivi e dalle ceramiche miniaturistiche della stipe votiva di Monte Bibele. La seconda sala è occupata da materiali dell’abitato di Pianella di Monte Savino, di cui si ricostruiscono la vita quotidiana, le attività produttive e le relazioni commerciali. Nella terza e quarta sala vengono presentati i ricchi corredi della necropoli di Monte Tamburino: spade, foderi, elmi, vasellame ceramico e bronzeo, pregevoli oggetti ornamentali, cui si affiancano specchi, strigili, ecc. . Nelle ultime vetrine sono esposti alcuni materiali recuperati nelle recenti indagini archeologiche effettuate a Monterenzio Vecchio, dove è stata individuata un’altra ricca necropoli, coeva a quella di Monte Bibele.

-Museo Civico Archeologico “Luigi Fantini”

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Monte Bibele (18,6 Km)

Insediamento etrusco- celtico di monte bibele,scoperto nei primi anni Sessanta del Novecento, l’ insediamento sorto nel cuore dell’Appennino fra la metà del IV e gli inizi del II secolo a.C. Qui, un trentennale programma di indagini archeologiche, promosse dal Comune e dirette dal Dipartimento di Archeologia dell’Università di Bologna, in collaborazione con alcune prestigiose istituzioni europee, ha messo in luce i resti di un grande villaggio impostato su terrazzamenti artificiali in località Pianella di Monte Savino e costituito da circa cinquanta abitazioni a vano unico, con muri perimetrali realizzati in blocchi e lastre di arenaria, alcune delle quali ancora parzialmente visibili in alzato. L’insediamento, che appare caratterizzato nel suo versante meridionale da una capiente cisterna per l’acqua ad uso collettivo, presenta segni visibili di una radicale distruzione avvenuta fra la fine del III e lo scorcio iniziale del II secolo a.C., probabilmente in concomitanza con l’affacciarsi di truppe romane in area bolognese e con la serie di eventi bellici che condussero nel breve volgere di alcuni anni alla fondazione di Bononia e all’apertura di due strade consolari – formidabili assi di penetrazione verso il nord – come la via Emilia e la Flaminia minor.Fondato dagli Etruschi, il sito di Monte Bibele fu da essi popolato con successive integrazioni da parte di elementi di origine celtica risalenti al momento della discesa dei Galli Boi nella pianura padana. Su una cima attigua all’abitato (Monte Tamburino) sono stati scoperti i resti della sua ampia necropoli, composta di oltre centosessanta sepolture con i relativi corredi, mentre una terza culminazione del massiccio di Monte Bibele ospita un’area all’aperto con funzioni sacrali. La documentazione archeologica è completata dal rinvenimento di un deposito votivo etrusco ricollegabile all’esistenza di uno dei molti santuari appenninici per il culto delle acque salutari, attivo probabilmente a partire dagli inizi del V secolo a.C. La stipe ha restituito quasi duecento bronzetti ex voto a figura umana e una grossa quantità di ceramiche, molte delle quali di formato miniaturistico.

Monte Bibele

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Città Romana di Claterna (12 Km)

La città romana di Claterna (a Ozzano Emilia) la cui fondazione risale approssimativamente al II sec. a.C raggiunse dimensioni pari o superiori a quelle di Bononia (Bologna) e di Forum Cornelli (Imola) per poi scomparire, misteriosamente, intorno al IV secolo d.C. Sorse sulla via Emilia all’ intersezione con l’ attuale torrente Quaderna e l’ antica Flaminia “minore” (o Flaminia militare ). Claterna ricordata da Cicerone, venne occupata militarmentenel 43 a.C dal console Lisio . La città prosperò grazie alla posizione sulla via Emilia e al punto di discesa orientale della Flaminia “minor”. Tra il III e IV secolo d.C iniziò la sua decadenza, tanto che S. Ambrogio nel IV secolo la annovera tra le “città morte”, da cui depredare materiali per scopi edilizi.
Grazie all’ impegno dell’ associazione culturale “Civitas Claterna”, nata per valorizzare l’ antica città romana di Claterna, anche i non addetti ai lavori possono partecipare alle attività di scavo e vivere l’ esperienza di recupero, riscoperta e divulgazione del patrimonio storico-archeologico.
Il piccolo museo ospita i materiali recuperati negli scavi eseguiti tra la fine dell’ ottocento e gli anni 60 del novecento.

Città Romana di Claterna

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Marco Rossetti