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Arte e Storia

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Via Flaminia Minor

La via Flaminia minor è una antica strada romana, costruita dal console Gaio Flaminio nel 187 a.C. tra Bononia (Bologna) ed Arretium (Arezzo), la cui esistenza ci è unicamente tramandata da Tito Livio . Il nome Flaminia minore o secunda o altera o Flaminia militare, è stato assegnato dagli studiosi per distinguerla dalla via Flaminia tracciata nel 220 a.C. dal padre di Gaio Flaminio, Gaio Flaminio Nepote, per collegare Roma con Rimini. Il tratto compreso tra il passo della Futa ed il paese di Madonna dei Fornelli è anche noto come strada romana della Futa o strada della Faggeta.
La costruzione della strada è contemporanea a quella della via Emilia voluta da Marco Emilio Lepido; il suo scopo era quello di istituire una rete stradale (insieme alla via Emilia) per permettere veloci collegamenti con Ariminum (Rimini) e Arretium (Arezzo), rendere sicuri e stabili i territori emiliani e romagnoli dopo la loro conquista ai danni dei Celti e controllare, inoltre, la dorsale appenninica occupata dalle tribù liguri.

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Nell’agosto del 1979 Franco Santi e Cesare Agostini, due archeologi amatoriali originari di Castel Dell’Alpi che sulla base delle testimonianze orali si erano messi alla ricerca della strada, hanno riportato alla luce il primo tratto di basolato (il tipico selciato romano) nascosto sotto circa 60 cm di terra e foglie accumulatesi nei secoli alle pendici del Monte Bastione, alcuni chilometri a nord del passo della Futa, aprendo un periodo di studi, dibattiti ed ulteriori scoperte archeologiche. Si tratta di un ritrovamento particolare anche in relazione al fatto che generalmente i romani utilizzavano il basolato solamente per le strade urbane, mentre quelle extraurbane erano solitamente con il “glareum”, cioè l’odierna strada bianca in ghiaia. L’ipotesi di Santi e Agostini è che trattandosi di un passo appenninico, i romani avessero deciso di realizzare una pavimentazione solida per garantire la transitabilità in tutti i periodi dell’anno.

“… successivamente la guerra fu portata contro i Liguri Apuani, che avevano devastato la campagna di Pisa e di Bologna. Domati anche costoro, il console concluse un accordo di pace con le popolazioni confinanti. In conseguenza di ciò, dato che aveva fatto in modo che la provincia fosse assolutamente libera da ogni pericolo di guerra, Caio Flaminio, per non tenere nell’ozio i soldati, fece loro costruire una via da Bologna ad Arezzo”. Tito Livio, Storia di Roma, Libro XXXIX, cap. 2


Il Museo di Arti e Mestieri di Pianoro (1,4 Km)

Sorge al limitare dell’abitato, in posizione pedecollinare, tra il parco del Genepreto, l’area della piscina comunale e il parco della Bocciofila, in località Gualando, una zona dove un tempo esistevano alcuni poderi agricoli e le loro case coloniche.
In una stalla/fienile di fine ‘800, sono conservati ed esposti documenti materiali della passata civiltà contadina ed artigianale delle vallate del Savena, Setta e Idice, oltre 1800 dei quali donati dal collezionista pianorese Pietro Lazzarini (un cittadino pianorese, che in anni di paziente e appassionata ricerca ha raccolto un patrimonio di oggetti che documenta, pressoché interamente, l’attività umana di una comunità del territorio collinare della valle del Savena tra fine ‘800 e primi decenni del ‘900).
Il restauro dell’edificio ha restituito al suo stato originale il corpo centrale, la stalla con 10 poste dal soffitto a volta e pavimento in mattoni e adattato a spazi espositivi le superfici accessorie e il sovrastante fienile.
L’allestimento, organizzato per ricostruzione storica di ambienti e per tipologia di oggetti, propone una lettura volta a trasmettere le tradizioni, i modi di vita e la lingua della comunità.
Il percorso espositivo, strutturato secondo tre filoni tematici, “la casa rurale”, “le attività artigianali” e “i lavori agricoli”, suddivisi ciascuno in varie sezioni, è incentrato sulle attività lavorative della donna e dell’uomo.

-Museo di Arti e Mestieri di Pianoro

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Museo Marconi, Mausoleo Marconiano, Villa Griffone (14,3 Km)

Il Museo Marconi, dedicato alle origini e agli sviluppi delle radiocomunicazioni, ha sede presso Villa Griffone, residenza della famiglia di Guglielmo Marconi, nella quale il giovane inventore ha realizzatoi suoi primi esperimenti.
Assai danneggiata da eventi bellici, specie all’interno, la villa appartiene oggi alla Fondazione Marconi.
Il mausoleo fu costruito negli anni 1940-41 su progetto dell’architetto Marcello Piacentini. 
Il busto marmoreo di Guglielmo Marconi è opera dello scultore Arturo Dazzi.

 
Grazie all’integrazione di apparati storici, ipertesti, filmati e dispositivi interattivi, il visitatore ha la possibilità di ripercorrere le vicende che hannno caratterizzato la formazione e la vita dell’inventore con un’attenzuione particolare per il periodo che va dal 1895 (primi esperimenti di telegrafia senza fili) al 1901 (lancio del primo segnale radio attraverso l’Atlantico).

Il museo ospita una serie di accurate ricostruzioni funzionali di apparati scientifici dell’ottocento collocate in diverse “isole espositive” dedicate ad alcune tappe fondamentali della radio dell’elettricità, ai precursori della storia della radio, alle applicazioni marittime dell’invenzione marconiana. Il percorso prosegue accompagnando il visitatore attraverso alcuni fondamentali sviluppi delle radiocomunicazioni nel XX secolo, in particolare il passaggio della radiotelegrafia alla radiofonia e alla radiodiffusione.

In mostra sono inoltre presenti interessanti documenti relativi alla formazione di Guglielmo Marconi (esposti nella celebre “stanza dei bachi”) e alla sua attività di imprenditore nella Compagnia egli fondò nel 1897 e che tutt’ora porta il suo nome.
La visita guidata si divide in 4 parti:
Introduzione sull’invenzione della telegrafia senza fili e proiezione di un filmato di circa 20 minuti sulla storia delle radiocomunicazioni.
Visita del laboratorio del giovane Marconi e della sezione multimediale del Museo (con diversi CD-Rom e dispositivi interattivi).
Presentazione di apparati d’epoca in funzione.
Conclusione libera in giardino (si consiglia una sosta al Mausoleo) con possibilità di acquistare materiale nel bookshop del Museo.
Tra le attività che il museo promuove vi è un programma di divulgazione scientifica per le scuole che si avvale di un laboratorio di esperimenti didattici relativi alla storia dell’elettricità, all’elettromagnetismo e alle telecomunicazioni.

Villa Griffone, luogo di origine delle radiocomunicazioni, attende i suoi visitatori con il fascino della leggenda e le più moderne modalità espositive.

Villa Griffone ospita, oltre al Museo Guglielmo Marconi e alla Fondazione, Guglielmo Marconi, anche un centro di ricerca sulle radiocomunicazioni nel quale operano ricercatori del dipartimento di Elettronica, Informatica e Sistemistica dell’Università di Bologna e della Fondazionen Ugo Bordoni.
Anche per questa ragione la Villa non è dotata di un punto di ristoro né di servizi per i visitatori.

Museo Marconi

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Guglielmo Marconi

Il marchese Guglielmo Marconi (Bologna, 25 aprile 1874 – Roma, 20 luglio 1937) è stato un fisico e inventore italiano. È conosciuto per aver sviluppato per primo un efficace sistema di comunicazione con
telegrafia senza fili via onde radio che ottenne una notevole diffusione: evoluzioni di tale sistema portarono allo sviluppo dei moderni sistemi e metodi di radiocomunicazioni in telecomunicazioni come la televisione, la radio, e in generale tutti i sistemi che utilizzano le comunicazioni senza fili.
Anche altri scienziati ed inventori hanno contribuito all’invenzione della telegrafia senza fili o hanno effettuato esperimenti simili negli stessi anni, come ad esempio Heinrich Hertz nel 1886, Nikola Tesla nel 1893, Carl Ferdinand Braun, Thomas Edison, Aleksandr Popov ed altri, ma gli esperimenti di Marconi portarono alle prime applicazioni commerciali su vasta scala della telegrafia senza fili.


Il museo della winter line di Livergnano (8,9 Km)

Da Nelle Valli Bolognesi, autunno, di Lorenzo Fazio.

Situato nel cuore della piccola Livergnano, questo luogo vanta una nutrita collezione di oggetti risalenti alla seconda guerra mondiale. Da vecchie radio ad elmetti, passando per borracce e posate, non manca proprio nulla che non possa attirare l’attenzione di appassionai di storia e materiale militare.
Tuttavia qui non c’è coda per entrare, né biglietto da pagare, tanto meno percorsi didattici supportati da video e decine di didascalie generose di dettagliate informazioni. Tutto ciò che il museo ha da offrire si trova un po’ alla rinfusa su lunghi tavoli di legno o dentro affollatissime teche di vetro ben illuminate. Ci si guarda intorno spaesati e perplessi, non ritrovando nessun riferimento appreso in anni di visite guidate e mostre sparse per l’Italia e il mondo. Poi si ritrova la calma e si comprende, o per meglio dire si conosce, lo spirito che anima e da un senso al tutto.
Umberto Magnani non è solo il direttore, curatore non che tutto fare del museo: ne rappresenta anche l’essenza stessa. Per conoscere bisogna chiedere, ci insegnano a scuola, e nella piccola Livergnano bisogna fare proprio così. Non ci sono indicazioni esatte, né un ampia incisione che distingua The Winter Line Museum da una casa qualunque: bisogna fermarsi e domandare agli autoctoni per trovarlo. Non esistono didascalie che cataloghino per esattezza cosa si sta guardando e come funzionasse: se si vuole conoscere basta chiedere ad Umberto, che dopo un po’ abbandona i convenevoli e inizia a raccontare con un entusiasmo che nessuna parola scritta o video in alta definizione saprebbe regalare.
Tutt’un tratto più che in un asettico museo, ci si trova in una stanza piena di oggetti che raccontano le storie più disparate. Molte di queste, Umberto le conosce e non perde occasione per enunciarle, indicando ora una vecchia bottiglia di Coca Cola, ora un proiettile di cannone semiesploso, saltellando di continuo lungo la timeline che compone l’intricata storia bellica della piccola, e solo apparentemente oziosa, Livergnano. Sono storie per lo più tragiche, ma che costringono comunque a qualche sorriso, vuoi per un aneddoto simpatico diluito nel dramma, vuoi per l’abilità con cui Umberto conduce la narrazione.
Quando la visita guidata, emozionale più che fisica, termina, si guarda con occhi diversi allo stanzone in cui è racchiuso The Winter Line Museum e al piccolo borgo che lo ospita. Ci si chiede come sia possibile che in una località così piccola possano essere accadute così tante cose e come, nonostante una serie di riconoscimenti internazionali, il museo di Umberto fatichi ancora a ricevere l’attenzione e gli aiuti statali che pur meriterebbe.
Al di là di tutto, resta comunque la qualità dell’esperienza che questo piccolo museo sa regalare. Un’esperienza sicuramente indimenticabile per chi quella guerra l’ha vissuta o lungamente studiata, utile a chi invece vuole scoprirla partendo da un posto vicino a casa propria.

-Il museo della winter line di Livergnano

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La Linea Gotica

La Linea Gotica (in tedesco Gotenstellung, in inglese Gothic Line) fu la linea difensiva istituita dal feldmaresciallo tedesco Albert Kesselring nel 1944 nel tentativo di rallentare l’avanzata dell’esercito alleato comandato dal generale Harold Alexander verso il nord Italia. La linea difensiva si estendeva dalla provincia di Apuania (le attuali Massa e Carrara), fino alla costa adriatica di Pesaro, seguendo un fronte di oltre 300 chilometri sui rilievi delle Alpi Apuane proseguendo verso est lungo le colline della Garfagnana, sui monti dell’Appennino modenese, l’Appennino bolognese, l’alta valle dell’Arno, quella del Tevere, per finire poi sul versante adriatico negli approntamenti difensivi tra Rimini e Pesaro . I tedeschi battezzarono inizialmente questa linea con il nome di “Linea Gotica”. Per volere dello stesso Adolf Hitler, che temeva le ripercussioni propagandistiche se il nemico avesse sfondato una linea dal nome così altisonante, si decise poi di ribattezzarla “Linea Verde” (“Grüne Linie”), anche se nella storia, e soprattutto in Italia, questa linea difensiva continuò ad esser conosciuta con il nome di “Gotica” . Il feldmaresciallo Kesselring intendeva così proseguire la sua tattica della “ritirata combattuta”, già attuata dai tedeschi fin dai primi sbarchi alleati in Sicilia, per infliggere al nemico il maggior numero di perdite, in modo tale da rallentare e addirittura fermare l’avanzata angloamericana verso nord, difendendo la Pianura Padana e quindi l’accesso all’Europa settentrionale, attraverso il Brennero, e l’accesso all’Europa centrale attraverso Trieste . Sfruttando il terreno montuoso, Kesselring poté concentrare le sue truppe sulle direttrici e sui pochi valichi appenninici che le colonne alleate avrebbero potuto percorrere, impedendo per molti mesi all’esercito angloamericano composto dall’8ª armata inglese e dalla 5ª armata americana di avanzare in modo significativo verso l’Emilia-Romagna. La Linea Gotica cedette nel settembre 1944 sul settore adriatico nel corso della operazione Olive mentre resistette nella parte centrale, cedendo solo il 21 aprile 1945 a seguito dell’offensiva di primavera Alleata. Infliggendo agli attaccanti gravi perdite e permettendo all’esercito tedesco di resistere fino al decisivo sfondamento delle fortificazioni pochi giorni prima della resa incondizionata delle truppe tedesche in Italia, la Linea Gotica trasformò paradossalmente l’ultimo fronte italiano di una guerra ormai perduta in una “vittoria difensiva” tedesca .

-Linea Gotica

 

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Marzabotto – Parco di Monte Sole (30km)

Il Parco Storico di Monte Sole ricopre quasi interamente l’area coinvolta nell’eccidio di Monte Sole del 1944, quando la violenza nazifascista portò in queste terre la morte per centinaia di inermi civili, anziani, donne e bambini.
Proprio per mantenere viva la memoria di questa storia drammatica, delle vicende della Brigata Partigiana Stella Rossa, delle distruzioni apportate dalla guerra, nel 1989, con la L.R. 19, è stato istituita questa Area Protetta, il cui principale obiettivo, oltre alla tutela e valorizzazione del patrimonio ambientale, è la diffusione di una cultura di pace rivolta soprattutto alle giovani generazioni.
Il Parco copre un’area di circa 6.300 ettari compresa nel territorio dei Comuni di Marzabotto, Monzuno e Grizzana Morandi, i quali uniti alla Provincia di Bologna, al Comune di Bologna, alle Comunità Montane n. 10-Alta e Media Valle del Reno e n. 11-Cinque valli Bolognesi costituiscono il Consorzio di Gestione del Parco.

Marzabotto – Parco di Monte Sole

Marzabotto


Cimitero militare tedesco del Passo della Futa (50km)

Il cimitero militare tedesco del Passo della Futa si trova fra Bologna e Firenze, nelle immediate vicinanze dell’autostrada che collega le due città; quando lo si raggiunge si rimane particolarmente colpiti dal paesaggio che ci circonda, soprattutto immaginando che quelle montagne furono teatro di sanguinose battaglie e lì morirono migliaia di uomini.

Cimitero militare tedesco del Passo della Futa

Cimitero

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Alessandra