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Arte e Storia

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Santuario della Beata Vergine delle Grazie di Boccadirio (50km)

Il Santuario della Beata Vergine delle Grazie di Boccadirio (o semplicemente Santuario di Boccadirio) è situato in frazione Baragazza nel comune di Castiglion dei Pepoli, in provincia di Bologna, nella zona di confine con la Toscana.
È, per importanza, il secondo santuario della diocesi bolognese, dopo il santuario della Madonna di San Luca, a Bologna

-Santuario della Beata Vergine delle Grazie di Boccadirio

Santuario-Beata-Vergine


Santuario della Madonna di San Luca (17km)

Il Santuario della Madonna di San Luca è un santuario (dedicato al culto cattolico mariano) che si eleva sul Colle della Guardia, uno sperone in parte boschivo a circa 300m s.l.m a sud-ovest del centro storico di Bologna. È un importante santuario nella storia della città di Bologna, fin dalle sue origini meta di pellegrinaggi per venerare la sacra icona della Vergine col Bambino detta “di San Luca”. Il santuario è raggiungibile da porta Saragozza attraverso una lunga e caratteristica via porticata, che scavalca via Saragozza con il monumentale Arco del Meloncello(1732) per poi salire ripidamente fino al santuario.

-Santuario della Madonna di San Luca

Santuario


Pieve del Pino (7,6 Km)

L’origine della chiesa

Si perde nella notte dei tempi.
La Pieve di S. Ansano al Pino figura fra le 44 pievi della Diocesi di Bologna, confinante con le parrocchie direttamente dipendenti dalla Cattedrale e con il plebanati di Pontecchio, Panico, Barbarolo e Gorgognano (verso Zena).
Il primo elenco, fortuito, dei plebanati della Diocesi di Bologna risale al 1300 e fornisce il nome di ben 28 chiese soggette alla Pieve di S. Ansano al Pino; corrispondono alle parrocchie attuali, compresi i rispettivi oratori ora in parte scomparsi. Si andava da Sabbiuno a Monte Rumici, dal Reno al Savena compreso Rastignano e Pianoro, allora Riosto. Nei tempi più antichi si chiamò soltanto S. Ansano. É opinione degli studiosi che fosse antichissima; un documento del 1056, riportato dal Muratori, ne attesta per primo la sua esistenza. Si riferisce alla liberazione della schiava Clarizia da parte della contessa Willa, avvenuta nella chiesa di Musiano e officiata da Don Benzo di S. Ansano.
Una constatazione interessante: gran parte delle chiese della Toscana dedicate a S. Ansano portano il nome di Pieve. Ora le Pievi sono generalmente le chiese più antiche, dove si amministrava il Battesimo, si svolgevano le celebrazioni più importanti, si seppellivano i morti per tutto il plebanato. In esse l’Arciprete aveva giurisdizione vicaria, a nome del Vescovo, per tutte le parrocchie facenti capo alla Pieve. Alla Pieve di S. Ansano al Pino ciò è comprovato dal quadro dell’abside (1620) che affianca a S.Giovanni Battista, il battezzatore di Gesù, S.Ansano Battista di Siena. Le Pievi si fanno risalire al sec.IV- VI, cioè dopo che l’editto di Costantino(313 d.C) aveva concesso ai cristiani di organizzarsi pubblicamente.

Pieve del Pino

Chiesa-pino

La pieve e la seconda guerra mondiale.

La seconda guerra mondiale ha infierito particolarmente su Pieve del Pino. La “linea gotica” che l’esercito tedesco aveva approntato, fortificando l’Appennino tosco-emiliano, ha ceduto inaspettatamente sul finire dell’estate del `44 al passo della Futa. Gli americani, seguendo – particolare interessante – il crinale dell’antica strada romana, hanno aggirato rapidamente le linee tedesche, prendendo alle spalle, uno dopo l’altro, i paesi di Bruscoli, Pian del Voglio, Montefredente e Qualto. Da Madonna dei Fornelli, proseguendo agevolmente lungo la “via Romana antica”(189 a.C), sono passati da Cedrecchia, le Croci, monte Venere e Monzuno.


Chiesa di Musiano (1,6 Km)

Musiano è un borgo antichissimo dove sorgeva l’Abbazia di S.Bartolomeo, della proprietà della Curia di Bologna.
Nell’antico recinto ( distrutto nell’ultimo conflitto) vi era un’antico pozzo, tutt’ora presente e recentemente restaurato. 
Tale Abbazia e relativa chiesa vennero erette poco prima del 981 dai conti Adalberto e Bertilia.
Molte furono le donazioni, fra cui quella del Marchese Bonifacio di Toscana, padre di Matilde di Canossa.
Nel 1307 si insediarono i monaci Benedettini e nel 1493 i monaci Celestini, che vi rimasero fino al 1652.
Durante l’ultimo conflitto venne distrutto tutto il complesso e ricostruito in parte nel 1950.

Chiesa di Musiano

L’idria delle nozze di Cana

Si tratta di un prezioso manufatto, un bianco vaso di marmo pario (o alabastro), di squisita ed elegante lavorazione, risalente, per la sua perfezione, secondo gli studiosi, all’epoca augustea.
L’idria e’ posta nella chiesa subito a destra, entrando dalla porta principale, accosto al muro laterale, in basso, su un supporto che la tiene verticale, in modo che, abbassandosi, si possa introdurre in essa il capo.
Essa ha il fascino dell’arcano e del mistero, il volto dell’arte, il senso della classicita’, il sapore della bellezza e dell’eleganza, il candore del marmo pregiato e in quanto tale non puo’ non stimolare la curiosita’ dell’osservatore.
Davanti ad essa sosto’ anche il padre predicatore missionario apostolico San Leonardo da Porto Maurizio, qui celebro’ la S.messa e venero’ l’idria, ritenuta uno dei pezzi originali di cui si parla nelle nozze di Cana (Vangelo S.Giovanni cap.2 vv. 1-11).

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La Chiesa di Riosto (4,4 Km)

La chiesa dedicata a S. Maria Assunta conteneva tele e cimeli di notevole pregio e valore.

Tuttavia l’antichità di Riosto ci è testimoniata soprattutto dalle scoperte che la chiesa diede.

Dietro la sagrestia si rinvenne un’urna contenente ossa a due medaglie appartenenti al periodo repubblicano; nel muro sempre dietro la sagrestia venne alla luce uno scheletro umano con elmo e armi e un cane in bronzo di notevole fattura.
Dietro l’Altare maggiore si scoprì una vecchia porta sul cui architrave vi era un’aquila ed una scritta in caratteri greci “Non si entra nel tempio se non a piedi scalzi e col capo coperto di cenere”.

La guerra però ha raso al suolo tutto, lasciando solo macerie di queste preziose testimonianze.

La famiglia dominante erano i da Riosto chiamati poi Ariosti o Ariosto.
Avevano qui il loro castello che sorgeva a ponente della chiesa parrocchiale. 

Tutto è andato distrutto ed ora sono visibili solo i resti della torre rotonda.
L’antica chiesa di Pianoro, era situata in alto, vicino all’attuale Podere Riosto.

I ruderi, tutt’ora conservati, possono darci una precisa informazione della sua struttura e della sua forma iniziale.

Chiesa di Riosto

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Castel de Britti (19,4 Km)

Sulle prime colline bolognesi, sul versante destro del fiume Idice, sorge in posizione dominante l’antico borgo fortificato di Castel de’ Britti. 

Situato nel cuore del Parco dei Gessi e dei calanchi dell’Abbadessa, tra le localita’ del parco e’ quella di piu’ antica memoria; appartenuto a Matilde di Canossa e poi passato a Bologna, venne distrutto e ricostruito varie volte, a testimonianza della sua importanza strategica, sino a decadere definitivamente dopo il secolo XV.
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Ancora oggi restano tracce delle mura, un arco di entrata diroccato e la chiesa, di origine trecentesca, dedicata a S. Biagio.
La rupe selenitica sulla quale sorge l’antico borgo di Castel de’ Britti offre l’opportunità di osservare alcune peculiarità legate alla roccia gessosa, la cui struttura cristallina risalta negli affioramenti che circondano il piazzale antistante la chiesa di S. Biagio. Nell’area compresa tra la chiesa e via Piombarola si trovano due doline e due piccole valli cieche, che rappresentano i punti di assorbimento più importanti di un piccolo sistema carsico sotterraneo. Sino a oggi sono note 10 cavità minori e una grotta principale, denominata Risorgente di Castel de’ Britti, che si apre ai piedi della rupe. All’interno della cavità, che ha una lunghezza di oltre 200 m, scorre un rio sotterraneo che si attiva tumultuosamente durante i periodi piovosi. Il ritrovamento di una stazione dell’età del Bronzo testimonia che la località è stata frequentata sin dalla preistoria.

Castel de Britti

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Santa Maria di Monte Armato (17,2 Km)

Davanti agli occhi del visitatore la magnifica chiesa romanica di S. Maria di Monte Armato, che le generose mani dell’ing. Fiorini, proprietario del podere, hanno riportato al suo antico splendore dopo i tragici bombardamenti del 1944/45.
La chiesa, d’impianto romanico, e’ dotata di campanile con due coppie di bifore sovrapposte al centro delle quali vi sono due colonne con capitelli simili a quelli che si trovavano nell’antica chiesa di Pastino; oggi trasferiti a S. Pietro di Ozzano. All’interno, nella parete di sinistra, una lapide di arenaria, ormai completamente sgretolata, ricorda i restauri operati dal canonico Lorenzo Grassi nell’anno 1460; mentre sull’altare maggiore un crocefisso recente sostituisce una piu’ antica opera, scomparsa sotto le macerie, raffigurante una Pieta’. Annessa alla chiesa sorgeva un tempo un’abbazia fortificata: con corte chiusa o chiostro, di cui oggi restano visibili solo alcuni ruderi e testimonianze storiche negli archivi. La piu’ antica memoria dell”‘Abbadia” si fa risalire al 1129; anno in cui l’abate Giovanni di S. Maria di M. Armato e l’abate Guido del monastero di S. Stefano di Bologna si accordano per la spartizione dei beni della chiesa di S. Giovanni di Valle Lambro. Per tutto il XII-XIII-XIV secolo l’ “Abbazia di Monte Armato” fu certamente la piu’ importante del territorio, cosi’ come dimostrano gli innumerevoli carteggi archivistici attestanti le varie assegnazioni quali: l’Ospitale Sallustre nel 1174, l’Ospitale di S. Giorgio nel 1161, l’Ospitale di Stenperato nel 1197. A queste si aggiungevano, come confermano gli estimi del 1315 e 1385, le svariate proprieta’ fondiarie poste nella zona.

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