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Arte e Storia

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Borgo di Bisano (20 Km)

Percorrendo verso sud la Provinciale Valle Idice, oggi principale via di comunicazione ma inesistente fino al 1871 quando l’unica “strada” di fondovalle era via del Fiume, ossia il greto stesso del fiume Idice, si arriva alla frazione di Bisano . Borgo di Bisano 
Caratteristico borgo, nominato per la prima volta nell’ estimo del 1204, fu sede di castello e successivamente di podesteria. La suggestiva chiesa di S. Alessandro (dedicazione che risale al 1550circa in sostituzione di quella precedente a santa Croce) arroccata su di uno sperone di roccia, è stata interamente ricostruita nell’ anno 1893. Nei pressi di Bisano troviamo l’ oratorio dedicato ai santi Sebastiano e Rocco, edificata nel 1510 dalla famiglia di Giovanni delle Donee. La quattrocentesca “Casa Cella” edificio signorile appartenuto nel Quattrocento al nobile Giacomo di Gottifredo , conserva le caratteristiche architettoniche originarie. Assai rara l’ entrata, costituita da una piccola corte murata attraverso la quale si accede ad una loggia su cui si apre un portale datato 1479 con architrave decorato da un cartiglio e da una cornice con motivi ad ovali. Sul portale d’ ingresso dell’ adiacente edificio adibito a mulino è scolpito uno scudo con al centro una croce , due stelle e dei gigli con a lato le chiavi incrociate , segno della possibile appartenenza di questo edificio alla chiesa. Del 1700 è “Casa Faccioli” con un bel portale e sei tempere di scuola bolognese. Notevole è la casa detta “La Miniera” si trova nei pressi della prima miniera di rame aperta nel 1846, ma già nota prima del 1674, scoperta dai romani nel I sec. a.C., ed è visitabile per un tratto dalla galleria ben conservata.

Il Borgo di Bisano

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Piancaldoli (45,5 Km)

Piancaldoli è una piccola frazione del comune di Firenzuola che nasce tra gli Appennini, proprio in quel lembo di terra dove la Toscana incontra l’Emilia e la Romagna, e si adagia lungo l’alta valle del fiume Sillaro. Paese di origini assai antiche è stato testimone di numerosi eventi storici e politici dei quali leggende e simboli di religione ed arte sono il segno.

Etimologia del termine

Da un documento risalente al 1101 d.C. emerge che l’appellativo Piancaldoli sia derivato dal fatto che un tale Aldolo, avendo avuto la custodia della regione, si sarebbe premurato di armare il territorio al fine di tutelare il governo e la difesa di questo: da ciò l’attribuzione di Plani Castrum Aldoli (tradotto: luogo fortificato nel piano di Aldolo) da cui il nome Piancaldoli.

La storia del borgo

Essendo Piancaldoli un piccolo borgo, non possiede un archivio storico che possa fornire informazioni sulla storia del territorio; per questo le poche notizie giunte fino a noi sono spesso incerte, tramandate di famiglia in famiglia e non riscontrabili in documenti scritti. Il Paese ha origini assai antiche, leggende tramandate negli anni parlano della presenza di insediamenti umani già alcuni secoli prima della nascita di Cristo. Poco è però possibile ricostruire alla luce di alcune monete romane e armi medioevali rinvenute in borgate limitrofe al centro abitato. Prime tracce appurate del Paese risalgono all’epoca Carolingia, quando apparteneva alla Contessa Matilde di Toscana; poi Piancaldoli risulta uno dei più antichi possedimenti dei Magnati degli Ubaldini, i quali intorno al Mille portavano il titolo di Conti Rurali. Dopo essi compaiono come padroni del Borgo i Samaritani, ramo degli Ubaldini, con Landolfo (1043) e Aldolo (1101), che, come già detto, avendo reso il luogo fortezza ben difesa, diede il nome alla località. Nel 1166 il territorio faceva parte della proprietà di Martino de Plancaldolo e della moglie Teuccia, e in seguito di Monaldo de Plancaldolo. Nel 1187 Piancaldoli divenne una giurisdizione del Vescovo di Cervia, e quest’atto fu riconosciuto anche nel 1244 da Papa Innocenzo IV. La zona di Piancaldoli fu elemento del Contado Imolese fino al 1256, anno in cui i Bolognesi sottomisero Imola, e successivamente dal 1292, quando i Comuni della montagna fecero giuramento di fedeltà alla città di Imola fino a quando nel 1328 la suddetta famiglia dei Samaritani vendette Piancaldoli al Senato di Bologna per un valore corrispondente a 1290 lire di moneta bolognese a quel tempo. A questo punto della storia di Piancaldoli vi fu una serie di anni trascorsi in tranquillità, fino a quando, nel 1480, il conte Girolamo Riario, Signore di Imola, ricevette dal Pontefice, suo Signore, l’investitura dello Stato di Forlì, comprendente anche l’Imolese e Piancaldoli, suscitando l’ira di Lorenzo de’ Medici, le cui truppe affrontarono quelle del Riario proprio nei pressi della Rocca che sovrasta il paese che, dalla consorte del Riario, Caterina Sforza, prese il nome, in una battaglia nel 1488 in cui perse la vita un tale Cecca, inventore di catapulte ammirato in tutto il territorio fiorentino. L’episodio è narrato da Niccolò Machiavelli, che a Piancaldoli sostò durante un suo viaggio verso Imola, nelle sue Istorie Fiorentine. www.piancaldoli.it

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Castel del Rio (43,4 Km)

Il primo nucleo abitativo del territorio sorse sulle alture che circondano l’attuale Castel del Rio nel VI e VII sec quando famiglie lombarde si rifugiarono nella zona per sfuggire all’invasione dei barbari. Nel X sec. fu costruito, su un’altura, ne sono ancora visibili i ruderi, il castello di Cantagallo probabilmente a difesa delle orde di Ungari che avanzavano voracemente in Romagna. La storia di Castel del Rio viene però segnata dalla famiglia Alidosi che per oltre quattrocento anni (dal XIII al XVII sec.) governa su queste terre altalenando fra miseria e opulenza, impegno e malizia, luce e morte, mito e storia. Il feudo allora chiamato Massa di Sant’Ambrogio fu concesso agli Alidosi nel XIII sec grazie ad un privilegio imperiale. Nella famiglia si distinsero personaggi illustri come Riccardo, capitano del popolo, podestà di Firenze e poi senatore a Roma; Francesco cardinale nel 1505 e uomo di fiducia del Papa Giulio II che lo aveva nominato Tesoriere della Chiesa, fu ambasciatore e legato pontefice a Bologna dove si distinse per la sua crudeltà, fu poi ucciso a tradimento dal Duca di Urbino; Obizzo uomo di legge e di cultura fu governatore di Ravenna, Cervia, Bertinoro e Cesena e committente del Ponte Alidosi. Intense furono le relazioni con la Repubblica di Firenze che, in cambio di protezione, impose alla famiglia di riportare lo stemma del giglio sul petto del grifone (stemma araldico della fam. Alidosi). Ricordata per la durezza e la spietatezza nei confronti del popolo la famiglia ha comunque lasciato ai posteri un’ orgogliosa identità culturale quali il Palazzo e il Ponte Alidosi. Nel 1638 le truppe pontificie occuparono il feudo degli Alidosi; gli abitanti di Castel del Rio inizialmente felici per l’accaduto si trovarono ben presto a rimpiangere la vecchia Signoria, oppressi dai dazi e dalle gabelle dei nuovi amministratori. Ogni anno nel mese di luglio un’atmosfera di festa pervade per più giorni le strade del paese per rievocare i fasti della famiglia Alidosi.

casteldelrio.provincia.bologna.it


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Il borgo di Panico (Marzabotto) (18,6 Km)

Tra i colli di Bologna sorge un piccolissimo borgo chiamato Panico, una frazione del più noto Comune di Marzabotto.
Il nome Panico, che potrebbe ricordare la paura, trae in realtà origine da uno dei cereali minori che veniva diffusamente coltivato in queste zone, il panico appunto, molto simile al miglio e che secondo alcune fonti darebbe anche origine al nome “Borgo Panigale”.
Raggiungibile a piedi dal sentiero CAI che parte da Luminasio, la piccola frazione di Panico viene spesso attraversata senza prestare molta attenzione alla sua storia.
Complice la bellezza del paesaggio, si fa presto a dimenticare le origini di questo sentiero, che è da percorrere preferibilmente in tarda primavera o inizio estate. Panico, infatti, ha una storia abbastanza particolare. Durante tutto il Medioevo, i Conti di Panico furono i dominatori incontrastati di questo angolo di Appennino, con grandi possedimenti in tutta la valle del Reno. Dopo aver combattuto duramente contro il Comune di Bologna per oltre mezzo secolo, furono gli ultimi feudatari di tutta la Provincia ad essere sconfitti alla fine del 1300 e costretti ad abbandonare i loro castelli fra le montagne.
Infatti, quando attorno alla metà del 1200 il Comune di Bologna si rafforzò, molti dei feudatari si allearono completamente con la città, altri invece, si accordarono, sia per poter mantenere il loro patrimonio, almeno in parte, sia per non perdere il loro ruolo politico e sociale. Pochi altri, come appunto i Conti di Panico, furono duramente avversi e si opposero fino alla fine alle richieste di Bologna.
La cosa non deve stupire perchè, anche se spesso non si tende a considerarla parte della storia della nostra Regione, infuriava in quei tempi la lotta fra Guelfi e Ghibellini e mentre Bologna aveva sposato la fazione Guelfa, i Conti di Panico erano fedeli vassalli dell’Imperatore e, contrari ai Guelfi, non cedettero ad alcun compromesso. Il castello principale dei Conti di Panico si trovava sull’enorme e bellissima rupe che sovrasta la Pieve di Panico, da cui si dominava l’intero fondovalle. Purtroppo la fortezza fu completamente distrutta dai Bolognesi nel 1307, ma guardando la rupe, si fa presto ad immaginare questi Duchi di montagna, asserragliati tra le meraviglie della loro terra.
Oggi possiamo invece ammirare l’imponenza del grande ponte romano e visitare la bellissima Pieve Romanica, restaurata alla fine del 900.
Senza dubbio alcuno, merita una visita la Basilica di San Lorenzo Martire, situata a pochi passi dal sentiero e ben segnalata.
Ma l’attrattiva principale è senz’altro la visione che si ha della rupe quando, alla fine del percorso che parte da Luminasio, veniamo colpiti dalla vista di questa splendida roccaforte naturale.

Il Borgo di Panico

Borgo di Panico

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Vergato il Palazzo dei Capitani della Montagna (32,2 Km)

Fra le testimonianze più rilevanti del comune occupa sicuramente un posto di primo piano il Palazzo dei Capitani della Montagna, oggi palazzo comunale di Vergato. Appartenuto alla nobile famiglia Malvezzi, qui governarono i capitani della montagna dal Quattrocento fino all’inizio del Settecento. Dopo varie ristrutturazioni nel 1885 fu oggetto di una nuova ulteriore ricostruzione su disegno dell’architetto Tito Azzolini (1837-1907), autore della Montagnola e di molte ville di Bologna, del campanile di San Michele in Bosco, della torre Garisenda.
Interessanti i numerosi stemmi e le iscrizioni dei Capitani della Montagna fissati sulla facciata principale del Palazzo.
Oggi il Palazzo è stato ulteriormente arricchito da nuove vetrate che ornano la Sala del Consiglio Comunale, realizzate da Luigi Ontani, artista di fama internazionale con origini vergatesi.
Segnaliamo ancora la chiesa del Sacro Cuore di Gesù e Cuore Immacolato di Maria, nella piazza della Pace, costruita nel dopoguerra, che conserva al suo interno una “Madonna” quattrocentesca di scuola umbra.

www.comune.vergato.bo.it

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La chiesa di Santa Maria Assunta di Riola (41,7 Km)

La chiesa di Santa Maria Assunta di Riola, che si trova sull’Appennino sulla strada Porrettana, fu progettata dall’architetto finlandese Alvar Aalto. Il progetto risale al 1966 la chiesa fu realizzata fra il 1977-78. L’architettura dell’edificio costituisce una sintesi dei motivi di Aalto nel campo dell’architettura religiosa. È stata concepita come risposta alla richiesta del cardinale Giacomo Lercaro di una chiesa, la prima, che fosse architettonicamente rispondente alla rinnovata liturgia post conciliare. La richiesta (il primo progetto risale al 1966) era di ottenere la più stretta correlazione possibile tra l’altare, il coro, l’organo e il fonte battesimale. La volta asimmetrica convoglia la luce all’interno dell’unica navata, e soprattutto sull’altare verso il quale si apre il battistero. L’architetto ne ha disegnato non solamente le strutture, ma anche tutti gli arredi interni. La costruzione, iniziata nel 1975, a causa di difficoltà finanziarie fu terminata solo nel 1980 e con dimensioni ridotte rispetto al progetto originale. Nel 1994 fu possibile completarla con la costruzione del campanile. La chiesa è stata inaugurata nel 1978.

Chiesa di Santa Maria Assunta

chiesa di Riola


Rocchetta Mattei (42,4 Km)

Fu costruita dal Conte Cesare Mattei sui resti di un antico insediamento fortificato facente parte dei possedimenti di Matilde di Canossa. Fu la dimora del conte Cesare Mattei, letterato, politico e medico autodidatta fondatore della medicina elettromeopatica, sulle basi della medicina omeopatica che praticava presso il castello e che lo portò a raggiungere una fama mondiale nel ventennio 1860-1880. Il 5 novembre 1850 viene posata la prima pietra della Rocchetta, e già nel 1859 è considerata abitabile, tanto che Cesare Mattei non se ne allontana più. La fama della Rocchetta crebbe con quella del Conte e dell’elettromeopatia, nella quale erano riuniti il potere delle erbe con quello dell’elettricità vegetale. Il conte possedeva industrie farmaceutiche in tutto il mondo e da tutto il mondo vennero a farsi curare da ogni tipo di malattia; sembra che, addirittura, ospiti della Rocchetta siano stati Ludovico III di Baviera e lo zar Alessandro II. Nel 1925 è visitata in forma ufficiale da S. A. R. il Principe di Piemonte. Persino Dostoevskji cita il Conte ne I fratelli Karamàzov, quando fa raccontare al diavolo di essere riuscito a guarire da terribili reumatismi grazie a un libro e a delle gocce del Conte Mattei.

Museo Cesare Mattei

Rocchetta Mattei

Rocchetta


Montovolo (48,1 Km)

Montòvolo è stato un luogo di culto sin dall’età pagana, ma il santuario odierno, dedicato a Santa Maria della Consolazione, risale al XIII secolo, quando venne ricostruito sulle macerie di una chiesa donata nel 1054 dal vescovo Adalfredo ai canonici di San Pietro di Bologna e distrutta nel 1240 dai ghibellini che parteggiavano per Federico II di Svevia. L’iscrizione sulla lunetta in arenaria del portale, A.D. MCCXI R.O. I. P, che Mario Fanti interpreta, incontestato, come Anno Domini 1211 Regnante Othone ImPeratore (cioè Ottone di Brunswick che regnò dal 1209 al 1218), pone una collocazione temporale precisa della Chiesa di S. Maria di Montovolo (l’intitolazione alla B.V. della Consolazione è documentata solo dal XIX secolo), la cui storia, però, è assai più antica. Tralasciando le origini remote, che la individuano come probabile tempio pagano(probabilmente si tratta di un tempio etrusco praticamente intatto), ipotesi suffragata da rinvenimenti nei dintorni di reperti etruschi di varia natura, e limitandoci all’era cristiana, esse si possono far risalire al X – XI secolo, come attestato dai resti nella cosiddetta cripta, certamente di età proto-romanica. Chiesa, questa primitiva, andata distrutta da un incendio. L’ edificio attuale conserva parte della vecchia costruzione (le absidi, le monofore e i capitelli), nonché numerosi affreschi devozionali del Quattrocento. L’ altra chiesa di Montovolo, più esattamente un Oratorio, è dedicato a Santa Caterina d’ Alessandria. Edificato nel medesimo periodo della ricostruzione di Santa Maria, ad una quota più alta di questa (940 m.). Non è dato sapere, infatti, se la data 1211 indichi l’inizio o la fine dei lavori di ricostruzione. All’ interno dell’ oratorio si possono ammirare degli affreschi quattrocenteschi realizzati da alcuni pittori toscani raffiguranti Santa Caterina, una Crocifissione e un Giudizio Universale. Di certo l’Oratorio di Santa Caterina fu edificato quale ex voto da crociati bolognesi di ritorno dalla crociata di Damietta. Circostanza, questa, che sta alla base dell’accreditamento di Montovolo come Sinai bolognese , avanzato per primo dal Rubbiani nel 1908: il complesso ecclesiale di Montovolo, cioè, dal secolo XIII comincia a richiamare il Monte Sinai allo stesso modo in cui la Sancta Jerusalem delle basiliche bolognesi stefaniane e di S. Giovanni in Monte richiama la città di Gerusalemme e il Santo Sepolcro. Montovolo dalla sua riedificazione assunse il carattere di centro devozionale bolognese per eccellenza che manterrà fino alla edificazione del santuario di San Luca alle porte di Bologna che diede una spinta definitiva al passaggio in secondo piano, in epoca moderna, del Santuario di Montovolo, che divenne uno dei tanti luoghi di devozione Mariana della montagna, con un bacino di affluenza ben circoscritto. (Vi è anche una foresteria con fornacelle per la cottura di carne alla griglia.) Montovolo

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10 Eccellente, Valutazione ottenuta da 295 recensioni

“Bravissimi!!!!”

Stefano