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Natura

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Parco della Chiusa o Parco Talon (25,4 Km)

Noto anche come Parco Talon, è costituito da quanto rimane dei possedimenti dei marchesi Sampieri Talon, che dal ‘600 costruirono ville (Villa Sampieri Talon) e parco nei terreni di loro proprietà; l’attuale struttura del parco lascia intuire l’originaria progettazione: attorno alle due ville si estendeva un ampio giardino, costruito secondo i canoni della scuola francese del Le Notre, poi un piccolo giardino all’italiana, infine un vasto parco all’inglese che apriva scorci suggestivi sul fiume e sui campi e sui vigneti circostanti. Completavano il quadro un laghetto, statue, chioschi, e ambientazioni esotiche, secondo i gusti dell’epoca.
Dietro le ville, sul ripido versante della collina, si estende il bosco, riserva di caccia e di legname. Il parco ha conosciuto momenti di grande splendore mondano, in particolare nel ‘700, ed ha ospitato feste e personaggi celebri. Nell’Ottocento Stendhal, assiduo frequentatore di questi luoghi, lo paragonò al “Bois de Boulogne”. Dal 1975 il parco è di proprietà comunale ed è stato aperto al pubblico, e anche se il tempo e la storia hanno inciso pesantemente, è ancora possibile immaginare gli antichi fasti nobiliari. Qua e là si riconoscono i ruderi delle artificiose invenzioni architettoniche, per le quali gli studiosi fanno anche il nome del famoso architetto e scenografo Ferdinando Galli Bibiena.
Attualmente costituisce un inestimabile patrimonio pubblico, con evidenze storiche e naturalistiche di grande valore. Il parco è attraversato dal Sentiero dei Bregoli.

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Oasi naturalistica di San Gherardo (Sasso Marconi) (13,1 Km)

Ubicazione: Via di Rio Conco (Sasso Marconi).
 Caratteristiche: L’Oasi naturalistica di San Gherardo è posta nella bassa vallata del fiume Reno, in destra idrografica del fiume e in comune di Sasso Marconi. Si estende per 68 ettari nei pressi di Palazzo de’ Rossi e comprende due zone umide, l’anfiteatro calanchivo di San Gherardo e la parete arenacea del Balzo dei Rossi.
L’accesso all’Oasi naturale è regolamentato: per ora è consentito esclusivamente attraverso visite guidate effettuate durante le giornate di apertura oppure su prenotazione.
Periodo di visita consigliato: settembre-ottobre; marzo-maggio.
Per saperne di più: www.ecosistema.it

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Il Giardino botanico “NOVA ARBORA” (10,7 Km)

È nato a partire dal 1987 dalla passione dei proprietari che, con fatica ed abnegazione, hanno cercato di superare, in ogni stagione i problemi e le esigenze di qualsiasi pianta coltivata, nel rispetto dei metodi biologici e naturali.
Nel giardino sono state ri-naturalizzate piante autoctone, comprese alcune che fanno parte della “lista rossa” delle piante a rischio, ed altre esitenti in località italiane.
Il giardino è strutturalmente basato sulla suddivisione delle piante nei propri specifici habitat.
Questo ha permesso la creazione di Habitat come:
- la roccera;
- lo stagno;
- la torbiera;
- il felceto;
- le piante aromatiche ed officinali;
- le piante mediterranee;
- le piante alpine;
- l’orto didattico (“orto delle delizie”);
- l’orto dei “veleni”;
E’ aperto alle visite degli appassionati da marzo ad ottobre, con esclusione del mese di agosto.
Il periodo consigliato per godere appieno di una abbondante fioritura è quello che sta nel periodo tra il 15 aprile ed il 10 luglio.
Le visite al giardino sono gradite ed organizzate, previo accordo al numero telefonico 051 847581.
Vi è la possibilità di approfondire le conoscenze:
- sulla flora protetta in ambito regionale e sulle essenze aromatiche ed officinali;
- sulla flora tipica del contrafforte pliocenico.

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La Vite del Fantini (11,5 Km)

La più recente storia del suo vitigno risale al 1964, quando Luigi Fantini, studioso e fotografo di antiche dimore, scoprì in queste colline un ceppo di ben 120 centimetri di circonferenza con uno sviluppo del filare di trenta metri.
La vite che era appoggiata a un olmo, entrambi ultracentenari, è sopravissuta alla infestazione di fillossera che ha distrutto alla fine del 1800 gran parte della viticoltura europea.
Fantini scattò le foto e tracciò l’iniziò della storia, ma solo dopo trent’anni fu Stefano Galli un volontario della Lipu a ritrovarla in uno stato disastroso, quasi sotterrata, e a prendersene cura. 
Una opera di riabilitazione difficile e complicata perché era soffocata e intrecciata da rovi, piante infestanti, nidi di formiche, ma il salvataggio è stato compiuto e “il vitone” come veniva chiamato dagli anziani che ritenevano potesse risalire al seicento, ha generato nuova linfa.
Infatti, Galli crea due nuove talee e sottopone l’uva in visione ad Alessandro Galletti e la figlia Cristiana del Podere Riosto che attivano subito i propri tecnici. Nel 2004 iniziano gli innesti in campo e coinvolgono i centri di ricerca per caratterizzare e riconoscere legalmente il vitigno.
Dopo diversi studi si è ottenuta nel 2009 la registrazione nel Registro Italiano Vigneti con il nome di “Vite del Fantini”.
Oggi l’Azienda Podere Riosto produce 2 vini con uvaggi ricavati da questa antica pianta: “Vecchio Riosto” e Spumante Rosè “For You”.

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I giardini del Casoncello (13,8 Km)

I giardini del Casoncello sono un piccolo capolavoro di botanica e di arte, frutto della cura e dell’amore della proprietaria, Gabriella Buccioli, che, da sola, è riuscita a trasformare il piccolo podere di famiglia, abbandonato da decenni, in un luogo affascinante e suggestivo, dove è possibile ammirare centinaia di specie botaniche, sia comuni che rare.
Aperti al pubblico dal 1996, i Giardini si compongono di varie “situazioni vegetali” (prato misto, orto-giardino, bosco-giardino, giardino delle erbe, giardino frutteto, siepi miste, bordure di erbacee perenni, zona d’acqua, giardino roccioso) articolate in una serie di piccoli giardini e spazi più ampi, che creano un’alternanza di situazioni affascinanti e mutevoli.
I giardini sono anche un luogo di diffusione e di conservazione di fiori e piante spontanee locali, che crescono, senza sfigurare, insieme a piante rare o “auliche” in un ambiente di tipo apparentemente informale e spontaneo, entro spazi costruiti con sapiente gusto artistico e pittorico.
 Le visite guidate primaverili e autunnali propongono un approccio plurisensoriale del giardino: non solo visivo, ma anche tattile e olfattivo. Foglie morbidissime o rugose, fiori, cortecce e radici che emanano profumi inebrianti o odori acri, pungenti…
L’origine e la storia di questi giardini sono ora raccontate in un libro, dal titolo suggestivo, quanto veritiero “I giardini venuti dal vento – Come ho costruito il mio giardino secondo natura” (edizioni Pendragon).

-I giardino del Casoncello

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Parco regionale dei Laghidi Suviana e Brasimone (48 Km)

Il parco si estende nel settore centrale della montagna bolognese, intorno a due ampi bacini realizzati a partire dai primi del Novecento a scopo idroelettrico. Dal crinale la dorsale formata dal monte Calvi (1.283 m s.l.m.) e dal monte di Stagno si prolunga separando le valli dei torrenti Brasimone e Limentra di Treppio, principali immissari dei due laghi. Boschi misti di querce, faggete e rimboschimenti di conifere rivestono quasi per intero i versanti e le arenarie dei principali rilievi nella parete occidentale della dorsale e a valle del bacino del Brasimone, formando lo spettacolare fronte dei Cinghi delle Mogne.
Nel parco è possibile osservare gole, radure e attraversare boschi misti composti da faggeti, querce, e rimboschimenti di conifere che rivestono i versanti e le arenarie dei principali rilievi nella parete occidentale della dorsale e a valle del bacino del Brasimone, formando il bellissimo fronte dei Cinghi delle Mogne. Recandosi sulle cime più alte si possono osservare versanti ripidi, coperti di boschi mentre nelle quote inferiori i versanti diventano meno ripidi.
La scarsa frequentazione di questi luoghi da parte degli uomini ha favorito la presenza della fauna selvatica, tra cui spiccano per importanza i cervi che si calcoli siano più di trecento ai quali vanno ad aggiungersi caprioli, daini, cinghiali. infatti nei mesi di settembre e ottobre, è l’area ove è più facile sentire i suggestivi bramiti in tutto il versante appenninico emiliano.
Da non trascurare l’importanza storica del parco, infatti i richiami del medioevo sono ben visibili in queste zone, lasciando tracce nei borghi come Bargi, Baigno, Badi e Stagno. Particolarmente affascinante è il borgo di Chiapporato, ormai in abbandono, con le belle case in sasso sovrastate dal ripido versante del monte Calvi.

La diga del Brasiamone

Il progetto dell’invaso, presentato il 24 aprile 1906 al Genio Civile, è dell’ing. Fausto Baratta. La diga, alta 35 metri, è del tipo a gravità ed è stata costruita con pietrame del luogo. E’ opera dell’ing. Angelo Omodeo, all’esordio di una luminosa carriera di “mago delle acque”. Il materiale principale utilizzato è la pietra lavorata dagli scalpellini di Montovolo, preferita in questo caso al cemento armato. Coerente alle sue idee socialiste, Omodeo applica qui, per la prima volta in Italia, la giornata lavorativa di otto ore.

La diga del Brasiamone

Laghidi


Parco del Corno alle Scale (75,6 Km)

Si tratta di un parco di crinale, la cui importanza naturalistica è legata a molteplici emergenze, dalle singolarità geologiche e mineralogiche, alle presenze floristiche e faunistiche o agli elementi paesaggistici suggestivi (come ad esempio le spettacolari Cascate del Dardagna o quelle del selvaggio Orrido di Tanamalia). 
L’area protetta tutela un prezioso territorio montano, nel quale si ergono alti e maestosi i rilievi da cui originano le valli dei torrenti Dardagna e Silla. L’imponente dorsale del Corno alle Scale (1944 m), la cima più alta del Parco e di tutto l’Appennino Bolognese, costituisce l’asse centrale  dell’Area protetta; essa prosegue a  Nord nel Monte La Nuda (1828 m),  mentre verso Est, a dominare la Valle  del Silla, si staglia il Monte Gennaio  (1812 m). A ridosso dei due principali centri abitati, Lizzano in Belvedere e Vidiciatico, troviamo rispettivamente  la boscosa propaggine del Monte  Pizzo (1194 m) e il Monte Grande  (1531 m). I versanti, che presentano caratteristiche molto diverse nelle due  valli, sono in gran parte ammantati dai  boschi di faggio che alle quote più alte  lasciano il posto al mirtillo ed alle praterie sommitali.
Adagiati lungo le pendenze meno  aspre dei versanti o incastonati dove  i crinali secondari si risolvono con  maggiore dolcezza, caratteristici borghi montani oggi divenuti apprezzate  mete turistiche conservano edifici religiosi, abitazioni e altri elementi tipici  dell’architettura di montagna.
La varietà degli ambienti e la complessità del paesaggio, nel quale si alternano praterie d’alta quota, boschi,  zone coltivate, impluvi e spartiacque  favorisce un’estrema ricchezza floristica (oltre 1’000 specie), con numerose entità appenniniche rare dalle magnifiche fioriture,  di cui alcune, caratteristiche dei rilievi  alpini, raggiungono nel Parco il loro  limite meridionale di distribuzione. Ne  sono un esempio la genziana purpurea  e la splendida aquilegia alpina, dai grandi fiori azzurri. I boschi  naturali, i castagneti da frutto, le faggete e i rimboschimenti di abeti e pini  regalano in ogni stagione uno spettacolare scenario multicolore. Il contenuto impatto dell’uomo permette d’altra parte la presenza di una fauna tra le più interessanti in Italia. Nel Parco è  possibile, con un po’ di fortuna, l’incontro con i timidi caprioli, i daini, i mufloni  e numerosissime specie di uccelli, tra  cui la maestosa aquila reale. Le estese superfici boscate costituiscono inoltre rifugio per uno degli animali più rari e affascinanti della fauna italiana, da qualche anno tornato ad abitare i nostri monti: il lupo, oggi più che mai segno evidente di un ritrovato equilibrio ambientale.

Parco del Corno alle Scale

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Eitan Leibovic