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Natura

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Riserva Naturale Contrafforte Pliocenico (7 km)

L’area della Riserva, molto vicina a Bologna e di spettacolare bellezza, è agevolmente visitabile utilizzando la buona rete sentieristica esistente, che consente di salire piuttosto rapidamente, seguendo percorsi non lunghi e dai dislivelli contenuti, sui principali rilievi. Questi catturano lo sguardo per le loro forme e i vasti panorami.
È un’area naturale protetta sorta nel 2006 che ha un’estensione di circa 757 ettari. Si sovrappone parzialmente con il più ampio sito di interesse comunitario e zona di protezione speciale denominato “Contrafforte pliocenico” (IT4050012) che copre una superficie di 2628 ettari.
Il Contrafforte pliocenico è l’insieme di rupi rocciose in pietra arenaria che si snodano come un bastione naturale tra le valli dei fiumi Setta, Reno, Savena, Zena e Idice, in provincia di Bologna, nei territori dei Comuni di Monzuno, Pianoro e Sasso Marconi.
Le rocce costituenti il Contrafforte sono il risultato della sedimentazione di sabbie e ghiaie trasportate dai torrenti appenninici all’interno di un ampio golfo marino che nel Pliocene (tra i 5 i 2 milioni di anni fa), interessava vasta parte dell’attuale Appennino Bolognese (la linea di costa era a circa 15 km a monte rispetto alla via Emilia).
A causa dell’innalzamento e dell’abbassamento del livello del mare (causate da glaciazioni e deglaciazioni), vi furono numerosi cicli di sedimentazione.
Le forze orogeniche innalzavano questi sedimenti da un lato e facevano sprofondare la parte opposta, con cicli di migliaia di anni, con una sorta di basculamento.
Le successive fasi di sollevamento della catena appenninica hanno innalzato queste rocce fino ad oltre 600 m di quota, consentendo ai fenomeni erosivi di esplicarvi la loro azione, modellandole nelle forme che noi oggi osserviamo. Il substrato roccioso si compone nei rilievi più elevati (ad es. monte Adone – 655 m s.l.m., monte delle Formiche – 638 m, monte Mario 466 m, rocca di Badolo 475 m, monte del Frate – 547 m, sasso di Glossina) di arenarie grossolane, di un colore giallo dorato, mentre alla base i terreni sono composti da morbide argille, e spesso solcati da calanchi: tutte queste rocce sono ricche di fossili marini.
Il Contrafforte pliocenico caratterizza un’area di grande interesse, non solo da un punto di vista geologico, ma anche faunistico e ambientale. Ciò che rende particolarmente suggestiva questa porzione dell’Appennino tosco-emiliano è la grande variabilità ambientale con una serie di habitat rocciosi, forestali e di prateria nettamente differenziati tra loro, nei quali nidificano rare specie di uccelli come il falco pellegrino, il lanario (Falco biarmicus), il falco pecchiaiolo, l’albanella minore, il succiacapre, la tottavilla, l’ortolano, il calandro e l’averla piccola.
-Riserva Naturale Contrafforte Pliocenico

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Centro Tutela e Ricerca Fauna Esotica e Selvatica- Monte Adone (9,4 Km)

Fin dalla nascita del Centro di Monte Adone nel 1989, i responsabili e i volontari si sono trovati d’accordo sul fatto che, proprio per gli scopi stessi che lo caratterizzano, il Centro, per essere distinto dai giardini zoologici e dai parchi faunistici, poteva essere visitato solo ed esclusivamente attraverso visite guidate.
Il Centro nasce nel 1989 come Centro Recupero Fauna Selvatica in risposta alle numerose problematiche legate alla fauna selvatica autoctona, dovute alla crescente antropizzazione del nostro territorio e ad una carente tutela amministrativa.
Il continuo ritrovamento di animali feriti, in difficoltà o inurbati aveva infatti reso necessaria la creazione di un’unità di emergenza per la fauna autoctona dell’Appennino Tosco-Emiliano che provvedesse alla cura, alla riabilitazione e al reinserimento degli stessi nel loro ambiente.
Ad avventurarsi in questa impresa pionieristica sono i fondatori Rudi Berti e Mirca Negrini che, con sacrificio e dedizione, lo dirigeranno con l’aiuto della figlia Elisa e di un piccolo gruppo di volontari.
Nel novembre dello stesso anno, all’aumentare quotidiano delle richieste di intervento si sovrappone inaspettatamente il rapporto con la fauna esotica e la detenzione di animali pericolosi segnato dall’arrivo del primo cucciolo di leone.
È così che il Centro, primo in Italia, decide di attivarsi nella complessa e articolata attività di recupero di animali originari di altri paesi, importati illegalmente per lucro, divertimento, spettacolo e sfruttamento.
La graduale affermazione del Centro come punto di riferimento stabile per cittadini, Enti Pubblici, Forze di Polizia e Vigili del Fuoco, porta nel dicembre del 1993 all’accordo tra la famiglia Berti e i volontari impegnati per la fondazione dell’ Associazione Centro Tutela e Ricerca Fauna Eesotica e Selvatica – Monte Adone.

-Centro Tutela e Ricerca Fauna Esotica e Selvatica- Monte Adone

fauna-esotica


Le case nella roccia di Livergnano (9 Km)

Le case nella roccia di Livergnano sono scavate direttamente nel contrafforte pliocenico: soltanto le facciate emergono dalla roccia. Si tratta probabilmente dell’ampliamento di grotte già esistenti: in una di queste nel 1938 è stata ritrovata, in uno strato di argilla, una notevole quantità di foglie fossili, fra le quali si sono individuate molte tipologie non più esistenti. Nelle grotte sono stati ritrovati inoltre oggetti e selci, a testimonianza di una probabile presenza umana preistorica. 
Alla fine del XVIII secolo le abitazioni furono elevate di un piano e poi notevolmente modificate a causa all’intervento di maestranze napoleoniche che abbatterono parte del contrafforte pliocenico per dare alla strada della Futa l’andamento attuale. Dopo la seconda guerra mondiale le parti in muratura delle case, completamente distrutte, furono ricostruite.
Negli Archivi di Stato di Bologna, Sezione del Comune, Registri di Estimi e tasse dal 1478 al 1491, Vol 2 N°2 fol.217 v esiste la descrizione dei confini del territorio di Livergnano che per verità storica e curiosità qui si trascrive nel suo testo latino: “ Confinia vero dicti……..”

Caratteristica di questo territorio vi è un banco di arena marina indurito a consistenza di scoglio, che lo attraversa da una all’altra parte. È mescolato di gusci di pettini, di (…) di millepore e madrepore, di nuclei di telline, di gusci di (…) e di pinne marine di lumache marine e di qualche tronco di piante convertite in carbon fossile. È osservabile questo banco e degno delle ricerche dei naturalisti per le cose che contiene non comuni al rimanente del nostrano territorio, e per la forma con la quale va ondulando e per la qualità dell’indurimento e (…) dell’arena che lo compone e per la direzione dei suoi strati ricordante quella dei cicli del mare Adriatico (che da questo banco rimane lontano circa quarantadue, 42, miglia) sente indiscutibile la sua origine ed è un esemplare del suo genere meritevole di essere visitato.
Nel 1765 nell’occasione di cavare quadri di sassi arenari per la fabbrica del campanile della Parrocchia alla profondità di circa 18 piedi sotterra, fu trovato, (spaccando uno di questi macigni) nel suo interno una foglia di pianta di arbusto detto in questi monti legno santo, in Roma legno di S. Andrea, nelle Marche legno maledetto. Era la detta foglia conservatissima in tutte le sue parti e solo la tessitura fra le sue costole ridotta in polvere fine ad uso di tabacco di spagna.
Le case sono tutte di proprietà privata e abitate. E’ possibile comunque vedere l’interno di una di queste, visitando il Museo “The Winter Line”. La veduta d’insieme dell’esterno delle case è di grande interesse.

-Livergnano

Case-nella-roccia


Monte delle Formiche (12 Km)

Il monte delle Formiche è un rilievo facente parte del medio Appennino bolognese che occupa il territorio dei comuni di Pianoro e di Monterenzio. Il suo piccolo massiccio, che comprende le vette di:
• Monte delle Formiche (638 m);
• Monte Lupo (458 m)
si erge fra le valli del torrente Idice (a destra) e del suo principale affluente del tratto montano, il torrente Zena (a sinistra). Il curioso nome di questo monte è legato a un fenomeno che annualmente si verifica su di esso; intorno all’8 settembre, il giorno della festa della Madonna cui è dedicato un santuario presso la cima della montagna, sciami di formiche alate (Myrmica scabrinodis) raggiungono la vetta e quivi muoiono. L’evento, di cui si ha testimonianza fin da tempi antichissimi, giacché nel Quattrocento la chiesa era denominata Santa Maria Formicarum, ha assunto col tempo una valenza quasi miracolosa, una sorta di omaggio della natura alla Madonna. Nel Santuario, sotto l’immagine della Vergine, è riprodotto un distico latino che recita “centatim volitant formicae ad Virginis aram quo que illam voliant vistmae tatque cadunt” (ansiose volano le formiche all’altare della Vergine, pur sapendo che ai suoi piedi moriranno). L’8 settembre è tradizione che gli insetti vengano benedetti e donati ai fedeli (la credenza popolare vuole che curino alcuni malanni). Alla base del Monte delle Formiche, nei pressi del torrente omonimo, si trova il Castello di Zena. L’edificio è diorigini medioevali, ma la sua architettura ha elementi compositi del XIV e XVII secolo.

Il monte delle Formiche

Monte-delle-formiche

monte-delle-formiche


Magazzino delle terre della Val di Zena (12,9 Km)

Situato all’interno di un´antica stalla in località TAZZOLA a ridosso del Monte delle Formiche. 
Il progetto è a cura dell’Associazione Parco Museale della Val di Zena (dott. Giuseppe Rivalta, Silvia Patini, dott.ssa Ines Curzio, Lamberto Monti, Fabrizio Rossi)
La Val di Zena è zona ricca di emergenze naturali – storiche – geologiche. Per questo si è pensato ad un centro che dia una visione panoramica del patrimonio
 Realizzato all’interno di un’antica stalla, recuperata con materiali naturali si è allestito un percorso geologico con tutti i materiali che si incontrano in valle: sabbie gialle, selenite, argille scagliose.
In 10 mt si risale la valle dal Quaternario al Cretaceo: 60000000 di anni! All’ interno del museo si possono ammirare, accompagnati da un percorso espositivo con pannelli descrittivi: cristalli di selenite, arenarie, argille scagliose, campioni di cicladee, sabbie gialle, la famosa rosa del gesso bolognese, rame, fossili e i Botroidi che sono formazioni sabbiose, cementate, che ricordano figure antropomorfe e che possono assomigliare a madonnine, talvolta a madonnine con bambino, animali od altro. Questa preziosa raccolta proviene dal Fiume Zena e la si deve alla volontà, all’interesse e alla competenza dell’illustre personaggio e studioso Luigi Fantini, purtroppo, scomparso.
Contatto: Lamberto Monti (333.6124867) 
Pianoro BO
Orario: Aperto tutti i giorni fino a fine ottobre, per sicurezza chiamare ai numeri: 3336124867 -3388367771- 0516510182
http://www.valdizena.tbo.it/

Magazzino-Val-di-Zena


Il Sàvena

Il Sàvena (Sèvna in dialetto bolognese) è un torrente, o, meglio, un fiume a carattere torrentizio (bacino idrografico di 170 km²) che nasce nel territorio di Firenzuola, in provincia di Firenze, da un anfiteatro di monti (Sasso di Castro a 1276 m s.l.m., monte Bastione 1190 m s.l.m., Monte Luario 1140 m s.l.m., Monte Freddi 1275 m s.l.m.) poco a nord del passo della Futa; è il maggior affluente dell’Idice (al quale reca almeno i 2/3 della portata, specie nella stagione estiva) che confluisce poi nel fiume Reno.
Il Reno ed il Savena delimitano il territorio della città di Bologna rispettivamente a ovest e ad est.

Toponimo

Una notazione lessicale: l’esatta accentazione del toponimo è Sàvena (come praticamente solo i bolognesi
pronunciano correttamente di primo acchito) e non Savéna come sarebbe forse più comune secondo la fonetica italiana. In effetti, a parte il significato della parola etrusca Sàvena che significa letteralmente “vena d’acqua”, lo stesso Dante Alighieri, nella Divina Commedia, individua i bolognesi come coloro che stanno “fra Sàvena e Reno” e solo l’accentazione fonetica sulla prima “a” è coerente con la metrica dei versi danteschi.

« E non pur io qui piango bolognese
anzi n’è questo luogo tanto pieno,
che tante lingue non son ora apprese
a dicer ‘sipa’ tra Sàvena e Reno;
e se di ciò vuoi fede o testimonio,
rècati a mente il nostro avaro seno. »
(Dante Alighieri, Divina Commedia, Inferno, Canto XVIII)

Il torrente savena

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toponimo

torrente


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Dawid